La Musica ed il Tempo

Un nostro amico, Giuseppe D’amico, artista, musicista, grande appassionato di Musica Classica disquisisce su come il Tempo, questa entità impalbabile come lui stesso la definisce, si lega ed avvolge la Musica in maniera indissolubile e come lo stesso Einstein sconvolse il concetto di Tempo. Grazie di cuore Giuseppe e Buona lettura a tutti.

 

“Il Tempo è un enigma, impalpabile e astratto che non si fa definire, ed Albert Einstein, il grande fisico e filosofo tedesco, all’inizio del 900 né minò per sempre le certezze e gli assoluti. Il Tempo diventava quella dimensione curvabile e relativa, come lo spazio, che nella scienza ebbe la sua consacrazione nel 1919 con l’esperimento che confermava le teorie di Einstein.

Il Tempo è anche l’elemento costitutivo della Musica, la sua ossatura. La musica avvolge il tempo come un tessuto, lo svela nelle sue forme così come i vestiti tradivano la presenza dell’uomo invisibile. Eppure la musica ci appare così quotidiana, così normale e quasi scontata; nella sua immaterialità ci illude di essere la più mondana delle arti.

E’ la Musica Classica (termine troppo generico che include secoli di storia), più di altri generi, ad esaltare una cosa che senza lo scorrere del tempo non esisterebbe: il ricordo. Alcuni brani possono durare anche più di un’ora, come le Sinfonie di Mahler, e richiedono all’ascoltatore la capacità di ricordare e di collegare eventi lontani, così come nella vita o nei romanzi. Questo è un elemento che apparentemente può rendere ostica questo tipo di espressione perché essa non si basa esclusivamente sul piacere momentaneo, ma si comporta come un organismo che si trasforma lentamente.

La musica spesso è intenta a prendersi gioco del tempo o a farne il verso, così come quando imita il ticchettio di un orologio o riproduce il cucù del pendolo o animali meccanici come nella sonata con Thema all’imitatio gallina cuccu di J.S. Bach https://www.youtube.com/watch?v=4tb4_ngGAzE.

Questo aspetto meccanico viene esaltato nel 700. E’ questo il secolo che porta a perfezione la costruzione di automi e orologi, i quali apparivano il non plus ultra della tecnologia, come può essere per noi un tablet. Chiaramente anche i compositori presero al balzo queste novità: Leopold Mozart, il padre del più noto compositore Wolfgang  Amadeus Mozart, scrisse la sinfonia dei giocattoli https://www.youtube.com/watch?v=fUoGmlmBAyE nella quale vari uccellini meccanici e altre diavolerie dialogavano con gli strumenti dell’orchestra.

Haydn scrisse la sinfonia La pendola https://www.youtube.com/watch?v=2c_aMX0P9Ag dove l’orchestra imita il ticchettio regolare di un pendolo e addirittura lo sospende di sorpresa, quasi si fosse scaricato e avesse bisogno di un  altro giro di chiave.

Ma altre invenzioni, all’inizio dell’800, si affacciarono alla ribalta. Una di queste fu il metronomo di Johann Nepomuk Maelzel nel 1816, anche se sulla sua paternità ci sono dubbi. Questo è un oggetto che tutti i musicisti di oggi ben conoscono con più o meno simpatia e che negli studi di registrazione è sostituito da un click per sincronizzare gli strumenti. Prima del metronomo il tempo che il compositore suggeriva agli esecutori con indicazioni quali Allegro, Adagio etc. non era oggettivo, ma approssimativo, derivato dalla prassi e dall’abitudine. Ma il metronomo risolse questo problema: ognuna delle sue tacche numerate faceva oscillare il pendolo a intervalli di tempo diversi, per es. a 60 avevamo 60 ticchettii al minuto (i nostri secondi), a 120 avevamo un ticchettio il doppio più veloce e così via. Al compositore non rimaneva altro che indicare il numero della tacca abbinato a un valore musicale per comunicare il suo tempo in maniera oggettiva. Beethoven, amico di Maelzel, prese la palla al balzo per parodiare l’invenzione e nella sua ottava sinfonia, nel secondo movimento https://www.youtube.com/watch?v=dRA1aQTHRYw  fece “oscillare” tutta l’orchestra al suono di un ticchettio spiritoso e bonariamente canzonatorio, tema che poi si ritrova nel suo canone per quattro voci intitolato non a caso “Ta ta ta ta”. Come si vede è sempre stato il sogno di ogni musicista afferrare questa creatura invisibile, concretizzarla e darle corpo.

Nel XX secolo anche la musica iniziò a diffidare del tempo come dimensione sicura e oggettiva. La scienza, con le teorie di Einstein, confermava che il Tempo, come la spazio, era una dimensione curvabile e relativa. Stravinsky, il grande compositore russo, con la Sagra della primavera (1913) https://www.youtube.com/watch?v=o8kwhDCrdO8 distorse il tempo con violenza espressionista e cubista insieme, in lui ogni pulsazione e ogni battito divennero una sorpresa imprevedibile, non è una musica che può essere facilmente accompagnata dal battito dei nostri piedi pur essendo straordinariamente percussiva.  Un altro compositore che fece della riflessione sul tempo il centro della sua opera fu l’ungherese Gyorgy Ligeti che con il suo Poema sinfonico per cento metronomi (1962) https://www.youtube.com/watch?v=xAYGJmYKrI4 sconcertò non poco i suoi ascoltatori. In questa opera i vari metronomi vengono caricati con velocità diverse e verso la fine si “spengono” gradualmente divenendo non solo simboli del tempo ma della vita stessa.

Ma il tempo in realtà non è un ticchettio come non è un continuum, queste sono solo mistificazioni sensibili di un fenomeno profondo e misterioso a cui la musica cerca di dare un corpo.”

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